Romanino a Tavernola Bergamasca
a cura di Gabriele Foresti e Giuseppe Tognazzi
e con un saggio di Sara Marazzani

pagg. 124 + XXX fuori testo – formato 20x22

€ 20,00

Il volume nasce con lo scopo di ripercorrere per la prima volta in modo organico la fortuna critica dell’affresco che Girolamo Romanino, il cinquecentesco pittore bresciano, ha lasciato sulla sponda bergamasca del Sebino, nella chiesa di San Pietro in Tavernola Bergamasca.
Ad essa si aggiungono contributi originali dei curatori sulla chiesa e su alcune vicende del secolo scorso relative alla salvaguardia dell’affresco emerse da alcune ricerche archivistiche.
Il saggio di Sara Marazzani, già citato nel catalogo della Mostra trentina del 2006 dedicata al Romanino, si focalizza su alcune caratteristiche tecniche del Romanino ed offre una originale rilettura del frammento di affresco sulla controfacciata che il Panazza, nel catalogo della Mostra bresciana del 1965, definiva uno schizzo così, alla brava..
La ricca e pregevole iconografia fanno del volume una lente di ingrandimento sull’affresco tavernolese.
link al sito del Romanino: www.romanino.it


Nelle fotografie: un momento delle presentazioni del volume, presso l’Abbazia olivetana di Rodengo Saiano (BS) e (gli autori) presso la Fondazione Civiltà Bresciana Onlus a Brescia.

Brescia, 7 . XII . 2006

Caro Signor Foresti
…Accetti, ugualmente, i miei più complimenti che vanno dalla sostanza di tante e tante notizie che contiene e della veste veramente distinta e ricca nella quale sono avvolte…

Don Antonio Fappani
Presidente Fondazione Civiltà Bresciana onlus



Da L’Eco di Bergamo del 5 dicembre 2006

La pittura del Romanino riflessa nel lago

Romanino sul lago, il grande pittore bresciano cui Trento ha dedicato l’estate scorsa una grande mostra, Romanino dal genio inquieto, dall’arte per decenni trascurata e che oggi conosce una stagione di nuova valutazione. Romanino sul lago, Romanino che dipinse a Tavernola gli affreschi della chiesa di San Pietro che «si staglia su in alto a mezza costa a sinistra della torre campanaria. Fino a qualche decennio fa ancora isolata, ora quasi inglobata nel centro abitato, la si può raggiungere anche percorrendo a piedi una antica mulattiera.. .» come scrivono Gabriele Foresti e Giuseppe Tognazzi nel libro pubblicato da pochi giorni, dal semplice titolo: Romanino a Tavernola Bergamasca. Il libro verrà presentato giovedì alle 21 nell’aula magna della scuola elementare del paese su iniziativa della biblioteca comunale.
Insieme ai due autori sarà presente Sara Marazzani che ha realizzato un saggio sugli affreschi in questione, saggio importante in cui propone una nuova interpretazione del frammento «delle tre teste». Affreschi di cui per molti anni si è ammirata l’efficacia, la forza espressiva, tuttavia senza attribuirli al Romanino. Come del resto è accaduto in un’altra località bergamasca, al castello di Malpaga, dove i grandi affreschi del cortile sono stati di nuovo attribuiti al maestro bresciano soltanto di recente. La chiesa di San Pietro nella sua veste attuale risale alla fine del Quattrocento, ma si tratta di un’ultima versione di un edificio precedente, forse duecentesco, fatto testimoniato anche dalla semplice constatazione che nella chiesa si notano anche parti di affreschi precedenti il XV secolo.
Si parlò del Romanino come possibile autore degli affreschi di Tavernola dopo il 1965, ovvero dopo la grande mostra che Brescia dedicò al suo autore, mostra che segnò il rilancio della sua figura e della sua opera. Scriveva nella prefazione di quel catalogo Gian Alberto Dell’Acqua: Nell’ambiente cremonese, donde probabilmente il Romanino trae anche lo spunto per l’eccezionale episodio prospettico — di tono neobramantesco, a parte la spregiudicata capacità ritrattistica — del dipinto votivo affrescato in San Pietro a Tavernola.. .». E sempre in quel catalogo si afferma: «Il bellissimo affresco — insieme a quelle teste che sembrano una prova, uno schizzo così, alla brava, sul muro malamente intonacato — è stato di recente restaurato da Marcello Bonomi dello studio di Mauro Pelliccioli».
L’affresco del Romanino venne studiato da Mina Gregori nel 1955, forse per la prima volta in maniera approfondita. La studiosa lo datò 1515 mettendone in risalto l’importanza. Il libro di Foresti e Tognazzi riprende gli studi e i giudizi critici degli ultimi anni e racconta delle vicende e dei restauri della chiesa dell’opera del Romanino, comprese le proposte di strappo e magari di vendita dell’affresco, ipotesi che venne proposta da un parroco di Tavernola nei primi anni Venti. Quindi una parte di lettere e di documenti che hanno come oggetto l’opera, a cominciare dal testamento di Pellegrina Fenaroli del primo ottobre 1474. Alla fine del libro una ricca appendice con i contributi critici sul Romanino a cura di don Stefano Fenaroli, scritta nel 1877, di Angelo Pinetti (1927), Gaetano Panazza (1965), Alessandro Ballarin (1970), Alessandro Nova (1994). E infine il contributo di Sara Marazzani dal titolo: «Finito e non finito. Le tecniche di pittura murale di Girolamo Romanino a Tavernola Bergamasca». Un saggio di particolare interesse dove la studiosa propone una diversa interpretazione di un dipinto contenuto nella chiesa. Scrive la Marazzani: «Sulla parete con il loggiato che fronteggia il presbiterio, nella chiesa di San Pietro a Tavernola Bergamasca, Girolamo Romanino abbozza, verosimilmente nello stesso momento in cui esegue la Madonna col Bambino, San Giorgio, San Maurizio e i Santi Pietro e Paolo che presentano gli offerenti, un dipinto murale raffigurante una Crocifissione. Il dipinto, sino ad ora conosciuto e indicato nella letteratura critica del pittore bresciano come un frammento con tre teste, non può essere considerato una prova d’artista isolata e realizzata in attesa di attendere ad un lavoro di dimensioni e impegno maggiore...». Quindi non uno «schizzo così, alla brava» come scritto dal Dell’Acqua, ma quello che resta, quel che sopravvive di un grande affresco.


GABRIELE FORESTI, GIUSEPPE TOGNAZZI, SARA MARAZZANI

Romanino a Tavernola Bergamasca,
Sebinius, Sarnico, (Bg) 2006, pp 124, ill.
di Alberto Zaina in Notizie di Cultura bresciana della Fondazione Civiltà Bresciana onlus,
Giugno 2007. 

Questo piccolo, ma prezioso volume, porta l’attenzione sul Romanino anticlassico che costitutiva uno dei nodi principali della recente mostra trentina sul grande Girolamo: quel Romanino “anticlassico”, che già si rivela intorno all’inizio del secondo decennio del XVI secolo a Tavernola Bergamasca e che esploderà negli anni trenta e quaranta del secolo con gli affreschi di Santa Maria della Neve a Pisogne e in quelli del castello del Buonconsiglio a Trento, un Romanino assai differente da quello lussureggiante di colore veneziano che venne posto in luce proprio dalla prima grande mostra romaniniana del 1965 e che costituì il vero e proprio spartiacque critico.
Gli affreschi di Tavernola, sui quali si concentra l’attenzione, offrono lo spunto per riandare alla scoperta di alcune vicende dimenticate che furono la premessa per il recupero fisico e critico dell’affresco. L’esame delle particolari tecniche murali, usate qui e altrove dal Romanino, sono oggetto da tempo di una analisi appassionata da parte di Vincenzo Gheroldi e della sua scuola. Nel volume sono studiate da Sara Marazzani, che fa rilevare grazie ad un non finito di Romanino (le tre teste sulla parete del loggiato facenti parte di una Crocifissione) come l’uso veloce del pennello nella pratica della cosiddetta “sprezzatura”, non è indice di trascuratezza esecutoria, ma il frutto di una precisa scelta tecnica che risponde al un preciso disegno mentale e culturale del pittore.

Romanino a Tavernola Bergamasca
Sarnico, Edizioni Sebinius, 2006—124 p. Il.
di Ugo Spini in AB Atlante bresciano, Grafo edizioni, primavera 2007.

 
L’anno 2006 ha visto realizzarsi molteplici iniziative espositive dedicate a Girolamo Romanino, ad iniziare dalla grande mostra trentina “Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano” (luglio-ottobre 2006) e dall’appendice bresciana “L’ultimo Romanino. Ricerche sulle opere tarde del pittore bresciano” (giugno-novembre): quest’ultima edita peraltro nel 2007.
In questa sede segnaliamo una terza iniziativa, curata da Gabriele Foresti e Giuseppe Tognazzi, dedicata all’affresco realizzato dall’artista bresciano per la chiesa di S. Pietro a Tavernola Bergamasca all’inizio del secondo decennio del ‘500. Le vicende storico-artistiche e cronologiche dell’opera sono ripercorse in un’appendice bibliografica, che costituisce un’ampia antologia della critica, mentre una serie di documenti ricostruisce i rapporti tra le autorità religiose del luogo e la Soprintendenza ai monumenti di Lombardia nel corso degli anni Venti del ‘900, periodo in cui l’affresco ha corso il rischio di essere strappato e venduto.
Di particolare interesse e novità il contributo di Sara Marazzani, Finito e non finito. Le tecniche di pittura murale di Girolamo Romanino a Tavernola Bergamasca.




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